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Storie di un’Assistente Grundtvig

“Del mio assistentato a Istanbul conservo tantissimi bei ricordi e una grande motivazione a continuare nel mio lavoro. Avere avuto la possibilità di capire nell’arco di circa 9 mesi  come un paese a cavallo tra l’Oriente e l’Occidente funzioni e si adoperi nel processo di autonomia e crescita di persone con disabilità, mi ha aiutato ad espandere la mia visione d’insieme in ambito internazionale ed, allo stesso tempo, provare a riportare in Italia e nella nostra associazione una serie di iniziative e buone pratiche molto valide. Ho avuto il piacere di confrontarmi con operatori che vedono nelle persone con disabilità innanzitutto le loro potenzialità e la gran voglia di migliorarsi e realizzarsi a livello personale e professionale. Grazie al loro impegno ho avuto il privilegio di capire quanto i programmi e le attività di educazione non formale siano il cardine del processo di autonomia ed inserimento sociale di coloro che spesso vengono percepiti come dipendenti dalle famiglie e dalla società. Ricordo con piacere, quando arrivato ad Istanbul, io sia stato immediatamente proiettato in un mondo fatto di piccoli passi quotidiani volti ad un cammino di intenti. Dopo pochi giorni dal mio arrivo, verso fine Settembre del 2013 il Centro Servizi di Kadikoy ad Istanbul, aveva organizzato un’iniziativa che offriva  la l’opportunità a ciechi, sordo-muti e persone con disabilità fisiche ed intellettive di vivere un’avventura ad Antalya. Abbiamo vissuto dei giorni alla scoperta delle bellezze della Turchia, in cui laboratori all’apparenza di semplice socializzazione ed occupazione del tempo libero, in effetti volgevano all’apprendimento di tecniche fotografiche e video spendibili un giorno anche in ambito lavorativo. Ciò valeva soprattutto per le persone sordo-mute, per la maggior parte giovani delle scuole superiori o che avevano da poco terminato gli studi, che comunicano molto per immagini e tramite la vista, a sviluppare una sensibilità e delle competenze che a noi “normodotati” forse non sarà mai dato avere.  D’altro canto, ho riscoperto l’abilità musicale d’ascolto e di produzione musicale, di molte persone cieche che ci hanno allietato con i loro strumenti musicali: dall’ocarina al pianoforte, dai tamburi alle percussioni. Sapere che alcuni di loro, di lì a qualche tempo, continuando con le attività anche a Istanbul, sarebbero arrivati a chiedere informazioni su come poter finanziare un progetto che utilizzasse la scrittura braille delle note sul pentagramma per facilitare la fruizione musicale per ciechi non solo in Turchia ma anche in altre parti del mondo, mi stupisce ancora.  In sostanza, ho constatato quanto il coinvolgimento in attività di questo tipo, prevalentemente artistico e creativo, rafforzi il senso di autostima nelle persone con disabilità, ma anche di chi lavora con e per loro. Molte persone smettono di cercare lavoro in seguito a qualche tentativo non riuscito, ma il coinvolgimento continuato in iniziative del Centro Servizi, alla lunga dava i suoi risultati. Il Centro Servizi ha delle persone dedicate anche in questo senso e l’aver potuto contribuire insegnando inglese e aiutato nei vari laboratori di formazione pratica fino a Giugno del 2014 mi  è servito a capire tanto. Ho avuto anche l’onore e la possibilità di aiutare a formare gli operatori del Centro Servizi di Istanbul: in inverno ho fornito tecniche di “coaching” e laboratori creativi di scrittura per progetti internazionali durante eventi internazionali organizzati ad Istanbul vedendone già in frutti in primavera: saremo di nuovo insieme in progetti internazionali tra il 2014 e 2015 volti alla creazione di partenariati internazionali del settore sia in Lettonia che in Irlanda, approvatici dal Consiglio d’Europa, inoltre, siamo in attesa di altre risposte importanti. Certo, qualche momento di esitazione l’ho avuto e non poteva essere altrimenti, ma l’avevo messo in conto ed aver avuto attorno a me persone con cui già avuto lavorato in passato anche qui in Italia mi ha aiutato. Ci sono volute alcune settimane di ambientamento e una buona dose di comunicazione non-verbale per valicare la barriera linguistica di chi parlava solo turco, ma fortunatamente l’inglese è conosciuto da molti. Ora come ora nella mia testa c’è la volontà di voler fare sedimentare questa bellissima esperienza;  ho degli appuntamenti a cui non mancherò e con cui ripartirò, nel frattempo, consiglio a tutti, di tanto in tanto, nella propria vita, di tuffarsi in un’esperienza simile sia attraverso i programmi europei che semplici esperienze di volontariato. In fondo era il messaggio che è sempre passato ad Istanbul: tutti possiamo fare tanto!”

Gianluca Iacuvelle, Presidente YMCA Parthenope ONLUS
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